Fuori dal Patto di Stabilità per investire nel futuro, non nella guerra.

È questo il messaggio lanciato da Stop Rearm Europe, che propone una campagna per chiedere risorse destinate a lavoro, diritti, welfare e transizione ecologica invece che al riarmo. Un invito a disobbedire ai vincoli finanziari dell’Unione Europea per costruire giustizia sociale e garantire un futuro alle prossime generazioni.

Qui trovate i primi materiali utili per attivare iniziative in ogni territorio. Intanto, il 14 giugno si terrà la prima manifestazione europeaWelfare not Warfare” contro il piano di riarmo europeo.

Breve vademecum sui piani di riarmo per un’altra Europa e un’altra Italia a cura di Roberta Fantozzi

Lo scopo di questo vademecum è fornire informazioni utili per rafforzare l’iniziativa e le mobilitazioni contro la guerra ed il riarmo: ricostruendo quanto è avvenuto nel recente passato (quel 2025 segnato dai giganteschi piani di riarmo, in particolare della UE e della Nato), citando le analisi più recenti sulle spese militari come sulle conseguenze del riarmo, e mettendo a confronto i processi di riarmo con la necessità di dare risposte ai bisogni sociali e alla crisi ecologica.

di Roberto Musacchio

Quello che fu chiamato il movimento dei movimenti era pienamente consapevole dell’intreccio tra guerre economiche, guerre sociali e guerre militari. E, da erede della storia del movimento contro la guerra che aveva animato il movimento operaio e il ‘900, coglieva pienamente che le guerre le vincono sempre i ricchi e le perdono i poveri. I ricchi le fanno scoppiare e i poveri ci muoiono dentro.

di Marco Bersani

Il patto di stabilità e crescita (PSC) è lo strumento, introdotto nel 1997, dall’Unione Europea per imporre vincoli alle finanze pubbliche dei Paesi membri allo scopo di garantirne la stabilità economico-finanziaria. Successivamente rafforzato nel 2011 (“Six Pack”), nel 2012 (“Fiscal Compact”) e nel 2013 (“Two pack”) si basa su due parametri: il rapporto debito/pil non deve superare il 60% e il rapporto deficit/pil non deve superare il 3%.