Stop Rearm Europe – Giornate di azione

 

Stato sociale non stato di guerra:

Scendiamo in piazza prima che lo facciano i carri armati

 

Intorno al 20 novembre 2026, vi invitiamo a passare all’azione.

 

Quel giorno, gli studenti e le studentesse di tutta Europa

parteciperanno a uno sciopero giovanile internazionale con lo slogan

«Lottiamo per il nostro futuro, non per le loro guerre».

 

Nei giorni precedenti e successivi, in diverse città di tutto il continente si stanno organizzando mobilitazioni, manifestazioni e azioni.

 

Insieme ci stiamo mobilitando per dire “stato sociale, non stato di guerra”.

 

Pubblicità dell’esercito su ogni schermo. Ufficiali nelle nostre aule. Chi cerca lavoro indirizzato verso le caserme. Pressioni crescenti su donne e ragazze affinché si arruolino. Giovani uomini e ragazzi a cui viene offerto un fucile invece di un futuro. Rifugiati, disertori e obiettori di coscienza minacciati di essere rimandati al fronte. Ospedali e scuole chiusi per finanziare i carri armati. Miliardi dei nostri soldi investiti nella militarizzazione dei nostri confini, delle nostre università e delle nostre economie.

 

Rifiutiamo la militarizzazione delle nostre società e sosteniamo la giovane generazione che la rifiuta. Migliaia di studenti e studentesse delle scuole superiori e delle università in tutta Europa si stanno ribellando per rifiutare la militarizzazione e il ritorno della coscrizione obbligatoria. Il 20 novembre daranno il via al primo sciopero e alla prima mobilitazione internazionale dei giovani.

 

Vi invitiamo a unirvi a questa resistenza.

 

Ci mobilitiamo perché:

 

Le guerre si stanno moltiplicando e aggravando. Il genocidio viene normalizzato, le infrastrutture civili sono diventate un bersaglio abituale e le istituzioni internazionali restano paralizzate. Tabù di lunga data stanno crollando:  governi europei si stanno ritirando dal Trattato sulla messa al bando delle mine antiuomo e ignorano il Trattato sul commercio delle armi. Lo Stato di diritto sta cedendo il passo al dominio della forza.

 

Le guerre aggravano la crisi del costo della vita, come ha dolorosamente dimostrato l’attacco statunitense-israeliano all’Iran. I nostri governi sostengono quella guerra, anche se danneggia le persone in tutto il mondo, Europa compresa.

 

Quasi 20 milioni di bambini nell’UE – uno su quattro – vivono a rischio di povertà o esclusione sociale. Nel frattempo, i governi si sono impegnati a sostenere una spesa militare che lo stesso commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, stima pari a 7.000 miliardi di euro entro il 2035.

 

Il diritto alla casa, alla sanità, la diplomazia e la reindustrializzazione necessarie per una transizione giusta vengono tutte messe in secondo piano. I governi non hanno alcun piano per affrontare l’aggravarsi delle ondate di calore, delle inondazioni e degli incendi boschivi – e non mostrano alcun interesse per percorsi verso la pace e la giustizia climatica.

 

La militarizzazione limita la libertà. Criminalizza chi osa criticare la corsa alla guerra, i crimini di guerra e la complicità nei genocidi. Il dissenso viene punito attraverso sanzioni dell’UE imposte senza processo.

 

Nell’opinione pubblica viene instillata la paura dei migranti e dei nemici stranieri, mettendo i lavoratori gli uni contro gli altri. Eppure, chi si trova sui lati opposti di una linea del fronte ha più cose in comune tra di loro che con i governi che li mandano sul campo di battaglia, o con le aziende che traggono profitto dalla guerra, dalle frontiere e dalla sorveglianza.

 

Stato sociale, non stato di guerra: i perché una transizione giusta

 

I trilioni destinati alla sicurezza militarizzata ci lasceranno con la pistola puntata in faccia e indebitati con i finanzieri globali. Ciò di cui abbiamo bisogno, invece, è un piano democratico per una transizione giusta in Europa, basato sulla solidarietà globale e incentrato sulla cura: un programma di reindustrializzazione che crei posti di lavoro sicuri con buone condizioni lavorative e un’economia orientata al bene comune e alla protezione della natura.

 

Ciò deve andare di pari passo con una politica estera non allineata che risolva i conflitti attraverso la diplomazia, difenda il diritto internazionale e i diritti umani e costruisca una sicurezza comune per tutti e tutte: sicurezza con i nostri vicini, non contro di loro.

 

Ecco perché chiediamo ai movimenti sociali, ai sindacati, alle organizzazioni della società civile, ai media indipendenti, alle forze politiche e ai parlamentari di sostenere questo appello, mobilitare i propri aderenti e unirsi a noi nelle piazze nei giorni intorno al 20 novembre per chiedere «Stato sociale, non stato di guerra».

 

Per ulteriori informazioni: action@stoprearm.org

 

Per aderire all’appello, compilate questo breve modulo: https://tally.so/r/kdLMBo

 

Per aggiungere la vostra mobilitazione al calendario europeo, visitate:

https://calendar.stoprearm.org/events/insert.php

 

Per visualizzare le mobilitazioni in programma intorno al 20 novembre, visitate:

https://calendar.stoprearm.org/events/

 

Per info in italiano e sulle mobilitazioni in Italia: https://stoprearmitalia.it/

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